Il vero senso della pratica per me
Sono passati tre mesi dall’arrivo di Ivy e queste settimane sono state ovviamente incentrate sul prendermi cura di lei, cercare di riposarmi il più possibile, conoscersi e trovare il nostro nuovo equilibrio familiare.
Non c’è stato molto tempo per dedicarmi alle “mie cose”. Mi è sembrato di essere completamente immersa nel mondo materiale fatto di bisogni primari da soddisfare per sopravvivere. Che non ci fosse mai tempo ed energia per dedicarmi alle pratiche che più o meno quotidianamente portavo avanti da più di 10 anni prima del suo arrivo: lo yoga, la meditazione, le visualizzazioni, la respirazione, il canto e la cura dell’altare, per dirne alcune.
Poi un giorno mi sono resa conto che in realtà queste pratiche sono così radicate nella mia vita che in qualche modo sono riuscite a trovare il loro spazio e anzi mi hanno profondamente sostenuta in questo periodo così impegnativo, aiutandomi a regolare il mio sistema nervoso e di conseguenza il suo.
Ogni volta che Ivy è nervosa e piange disperata respiro profondamente mentre la stringo a me. Anche se a volte può essere molto frustrante cerco di starle vicino e contenerla nel suo pianto, lasciandole il tempo di cui ha bisogno per calmarsi, senza sentire l’urgenza di farla smettere o di affrettare i tempi.
Prima di andare a dormire la sera le faccio fare un piccolo shaking (chi ha partecipato a qualche lavoro con me li conosce bene) per lasciare andare gli stimoli e le tensioni della giornata. Poi cantiamo e balliamo insieme qualche canzone prima che lei si abbandoni al sonno.
Ogni volta che ho raggiunto livelli massimi di stanchezza, soprattutto nelle prime settimane dopo il parto, mi sono ricordata di quanto avevo desiderato tutto questo e sentendo una profonda gratitudine nel mio cuore anche i momenti più faticosi hanno cambiato sapore.
Ogni volta che mi sono innervosita con Ben (ed è successo spesso) mi sono fermata ad ascoltare cosa c’era veramente dietro quel fastidio e come avrei potuto io comunicare meglio i miei bisogni e il tipo di supporto che desideravo in quel momento.
Ogni volta che mi sono sentita risucchiata dalla ripetitività della routine mi sono ricordata della magia e della meraviglia racchiusi in ogni piccolo gesto e momento così speciali.
Ogni volta che mi chiedo se riuscirò ancora ad avere del tempo tutto per me e l’energia e la creatività per riprendere a fare il mio lavoro come vorrei mi ricordo che tutto è impermanente e cerco di godermi il presente il più possibile.
Ogni volta che mi chiedo se e quando qualcosa succederà o meno mi ricordo di quanto spesso le cose sono indipendenti dal mio controllo e che succedono quando i tempi sono maturi.
Ogni volta che sento il bisogno di essere sostenuta o sono in difficoltà sento di essere circondata da persone con cui posso essere sincera ed esternare i miei bisogni e le mie difficoltà senza fingere che vada tutto bene o voler dare un’immagine diversa di me.
Alla fine per me il senso ultimo della nostra pratica è proprio questo, e cioè che possa sostenerci nella nostra vita quotidiana e nelle nostre relazioni. Che ci tenga ancorati per non farci travolgere dai momenti intensi, che ci dia la capacità di navigare le nostre emozioni e di comunicarle in modo onesto e chiaro. Che ci ricordi di andare a scovare la meraviglia nei momenti più inaspettati e di praticare la gratitudine, senza per questo non negarci di desiderare qualcosa di diverso.
Se la nostra pratica non ci sta dando benefici nel modo in cui ci sentiamo ogni giorno e nel modo in cui ci relazioniamo con le persone intorno a noi (familiari, partner, colleghi e anche sconosciuti) forse è il momento di cambiare qualcosa.
Se hai voglia di provare una semplice e breve meditazione per riconnetterti con te stessa/o ti consiglio di guardare questo video (è adatto a tutte/i e dura solo 17 minuti).